Storie e ricordi

Bossoli cesellati

Bossolo cesellato - particolare

Una vecchia storia raccontata da Silvano Burato

Era verso la fine della vecchia guerra del 15/18 che una sera all’improvviso mio padre, Arturo, fu svegliato dal nonno Luigi poiché dovevano obbligatoriamente andare al fronte per portare munizioni.

Vista l’età avanzata del nonno, disse al figlio Arturo, che aveva poco più di 13 anni di partire da solo con il carro di buoi.

Bossoli di 48cm cesellati da Neo Tauro

Fu proprio in quell’occasione che portò a casa i bossoli da Cava Zuccherina, Jesolo, raccontando la spaventosa battaglia avvenuta sul Piave.

I bossoli furono fatti cesellare da Arturo Tauro detto Neo alla fine della guerra.

All’epoca fascista gli fu poi intimato di consegnare i bossoli perché tutti dovevano dare il rame e l’ottone che possedevano perché sarebbe stato fuso nuovamente per ricavare altre armi per la nuova guerra.
Arturo non volle per nessun motivo e fu soltanto grazie all’intervento di un noto personaggio di San Stino di Livenza che riuscì a conservarli. 

Passione

Oggi non è possibile risalire al nome del soldato interessato però la sua battuta diventò famosa.
Stava guardando una foto dell’amata quando esclamò: 

Ah, passione, passione, averla di ciccia e baciarla di cartone! 

Maria, impressioni in prima persona

Maria aveva 6 anni quando sono arrivati (gli austroungarici) a Torre di Mosto e sono entrati nelle case per prendersi il bestiame. Non erano de mestier – di mestiere, e quando ammazzavano le bestie mangiavano solo la carne buttando tutti gli organi interni.

Noi eravamo in tanti e la fame era grande. Aspettavo che si girassero da qualche parte e correvo a prendere il cuore o il fegato che avevano buttato dentro al fosso.

Ero piccolina e partivo di corsa. Solo una volta mi hanno preso, era un polacco, un omenat – un uomo grande e brutto, e mi diede un calcio sul sedere. Mi sono tirata subito in piedi e sfregandomi un po’ la parte colpita sono partita con il mio fagotto sotto al braccio. Quel giorno si poteva mangiare.

Il prigioniero russo

I soldati non andavano certo per il sottile, e quando volevano qualcosa se la prendevano e basta.

Un contadino, un giorno, stanco delle ruberie incontrastate decise di vendicarsi. Si preparò con una pala in mano in modo da non farsi vedere e attese che i più violenti si fossero allontanati poi colpì con un colpo violento l’ultimo della fila. Quello non si rialzò più. In quattro e quattr’otto lo spostò nella concimaia e lo seppellì.

Nessuno si preoccupò più di tanto. Pensarono che fosse fuggito. Era un prigioniero russo che serviva loro per le diverse necessità che non aveva alcun valore, forse meno di quell’animale che voleva vendicare.