Storia

Il Comune di San Stino di Livenza nel 1915 comprendeva una superficie territoriale all’incirca come quella odierna.

La “parte bassa” era allora ricoperta dalle acque salmastre, in cui cresceva lo strame e dove la convivenza con la malaria era sempre stata una costante per il popolo della bonifica, mentre nella “parte alta” persisteva un buon livello di produttività e redditività agricola, che però non impediva che coloro i quali non avevano possesso di terra, dovessero prendere la via dei migranti.

La guerra fu, all’ inizio, solo un traffico di treni, carichi di armamenti e di uomini diretti sul Carso, ma non sarebbe rimasta a lungo un rombo vago e lontano.

Ben presto, già nel 1915, arrivarono i primi lutti di quella che sarebbe divenuta una lunghissima schiera di soldati caduti al fronte: il sergente dei granatieri De Stefani Giovanni, colpito il 23 giugno del 1915 sulle alture presso Monfalcone, Marcello Sandrin, Callegari Vincenzo, caduto a Tolmino, Marchesin Giuseppe e Facchin Antonio, Monte San Michele, il sottotenente Luigi Prataviera, morto di tifo nell’ospedale da campo di Cormons. Solo in quell’anno, una ventina di giovani sanstinesi bruciarono la loro giovinezza nelle più aspre battaglie del Carso.

Il 6 novembre 1917 fu il giorno più lungo quando, inseguendo le retroguardie italiane in fuga da Caporetto, le pattuglie d’assalto e l’avanguardia del maggiore generale Federico von Weisz, giunse in paese con 4 battaglioni della 21a Brigata di fanteria e l’artiglieria.

L' incubo della guerra diventò la realtà quotidianamente vissuta di un anno terribile e funesto di occupazione militare, durante il quale emerse la figura di un sacerdote, don Michele Martina, che continuò a prendersi della sua comunità in assenza di altre istituzioni civili.