San Stino ieri - Grande Guerra

Con il passare del tempo, ovviamente, San Stino è urbanisticamente cambiata. Alcuni edifici esistenti cento anni fa ora non esistono più e certi luoghi hanno del tutto mutato il loro assetto.

Uno di questi è attiguo alla chiesa parrocchiale. La vecchia canonica di don Martina, frequentata da sanstinesi e profughi bisognosi d’aiuto nonché da membri del vicino comando militare austro-ungarico, che con il prete-sindaco avevano instaurato rapporti amichevoli, è stata demolita nella seconda metà degli anni ’30.
Era un vecchio fabbricato di tre piani e 28 vani piuttosto malridotto. La parrocchia lo aveva ceduto al comune unitamente ad una superficie di terreno di circa 2.300 mq per consentire il collegamento, mediante un breve raccordo, di quelle che all’epoca erano via Adua e via Chiesa, ora via Popolo e F.lli Martina.
In seguito a questa operazione la parrocchia potè acquistare nelle vicinanze il bel fabbricato, attuale canonica, già proprietà Mazzotto, con relativo terreno circostante.

Anche un altro edificio, alquanto discosto dal centro del paese, posto nell’area di carico e scarico merci della stazione ferroviaria, ora non c’è più. È stato demolito di recente. Durante l’anno di occupazione la zona in cui sorgeva aveva, sul piano logistico, notevole importanza. La stazione di San Stino, infatti, era centro di smistamento tra la ferrovia normale e quella da campo a scartamento ridotto. Inoltre, nelle vicinanze, c’era l’officina per la riparazione ed il controllo delle locomotive. Per questi motivi il luogo venne preso di mira e ripetutamente bombardato con azioni notturne da parte di dirigibili italiani.

Cimitero ai caduti austro-tedeschi

Il 20 giugno 1973, l’appuntato dei carabinieri Enrico Venier ed il geometra Lino Clementi, rispettivamente in rappresentanza del Commissariato Generale Onoranze ai Caduti in Guerra e del Comune di San Stino, sottoscrissero l’atto di consegna al comune stesso dell’area di mq 2.480 in cui erano stati sepolti i caduti austro-tedeschi del primo conflitto mondiale già traslati a Palmanova. Occupavano il lato nord-est del cimitero. Le bianche pietre tombali in cemento erano ben allineate sopra le fosse comuni in cui gli inumati, sovrapposti in quattro strati, erano stati ricoperti con poca terra. Un addetto alle operazioni di recupero dei loro resti ha riferito di aver rinvenuto sotto ad un braccio, un termometro ancora intatto, segnava 40 di febbre. Sepolture singole contrassegnante da una croce erano riservate agli ufficiali. A ricordo del cimitero in cui furono sepolti i nemici di cento anni orsono è rimasta una vecchia foto. Ritrae alcune scolarette sanstinesi che depongono fiori sulle loro tombe: un gesto significativo di riconciliazione e di umana pietà.