Giannino Ancillotto

Un cacciatore nella notte: il colpo doppio di Giannino Ancillotto.

Giannino Ancillotto

Nel tentativo di intercettare i velivoli austro-ungarici che col favore delle tenebre andavano a bombardare le retrovie della Terza Armata, vennero effettuate da parte dei piloti della 77a squadriglia di stanza a Marcon numerose missioni di caccia notturna.
A partire dal 2 febbraio 1918, i cacciatori italiani, tra i quali emergeva in particolare il sandonatese Giannino Ancillotto, si alzarono ripetutamente in volo tentando di intercettare gli apparecchi avversari.

L’asso italiano tentò più volte di impegnare il nemico assieme agli altri piloti della squadriglia, ma senza esito. Il Comando Aeronautica della Terza Armata commentò comunque favorevolmente l’aggressività dei piloti di Marcon, lodandone l’operato. Nella notte tra il 23 e il 24 luglio Ancillotto decollò in gran fretta su allarme per intercettare alcuni bombardieri austriaci diretti verso Marcon.

I velivoli, appartenenti alla Fliegerkompanie 101/G, riuscirono a colpire pesantemente gli hangar, causando la perdita di alcuni velivoli italiani. Salito alla quota di circa 800 metri, Ancillotto individuò un primo bombardiere austriaco Brandenburg C. 1 illuminato dal fascio di un riflettore e lo abbattè pochi secondi dopo, facendolo precipitare nel fiume Sile presso Trepalade.
Mentre rientrava verso il campo, vide del fuoco antiaereo in direzione di Casale sul Sile e decise di incrociare in quella zona.
Riuscì così ad intercettare e quindi a colpire con le mitragliatrici del suo SPAD un secondo Brandeburg C. 1 nelle vicinanze di S. Elena di Silea.

Il volontario della Croce Rossa Americana Harvey Ladew Williams scrisse nei giorni successivi in una lettera indirizzata alla madre: 

"Potenti fari da ricognizione scrutavano il cielo e tutt’attorno venivano lanciati razzi di segnalazione colorati. Il momento culminante è stato quando hanno abbattuto un aereo austriaco a solo un miglio di distanza dalla nostra casa. Stava volando giusto sopra di noi quando è stato colpito da un italiano. Il pilota ferito non ha potuto far altro che atterrare. Una volta a terra, pilota e copilota hanno cercato per un po’ di difendere l’apparecchio con alcune revolverate". 

Anche Attilio Moro di Casale, che all’epoca aveva nove anni, ricordava il fatto:

"arriva qua Ancillotto con una moto di quelle grandi e chiede: "Dov’è caduto l’apparecchio?" Sapeva che era qua vicino … infatti siamo andati insieme, siamo andati là a vedere[…] è arrivato Ancilotto e […] gli ha reso gli onori e gli ha dato la mano e poi li ha portati qua nell'ospedaletto, tutti e due. L'apparecchio è rimasto là nel campo, in mezzo alla vigna ... dopo sono andati a disfarlo".

Il pilota ed il mitragliere del Brandenburg, il leutnant della riserva Franz Loffler e l’oberleutnant della riserva Otto Halir furono entrambi presi prigionieri.

Come era d’uso tra i piloti, Ancillotto volle tenere per se una delle mitragliatrici del velivolo abbattuto, ma per questo ricevette una reprimenda ed una punizione dai suoi superiori.