L’antica Pieve di San Mauro martire

La vecchia Arcipretale di San Mauro, andata distrutta con la Grande Guerra, era situata sulla via Lampol, e presentava il fronte verso il Piave.

Della sua esistenza si ha notizia documentata sin dall’ XI secolo, ma i recenti scavi archeologici hanno dimostrato che la sua origine è sicuramente più antica.
Nei secoli, l’edificio originario, costruito sul sedime di una villa padronale di epoca romana, subì diverse modificazioni ed ampliamenti, l’ultimo dei quali, il più importante, all’inizio del 1600.

Rovine della chiesa - febbraio 1918

Al suo interno erano custodite opere d’arte di notevole valore, tutte purtroppo andate perdute. 

Le più significative erano: la pala dell’altar maggiore, con La Vergine e San Mauro di Palma il Giovane; dello stesso autore anche la pala del Crocefisso, sull’omonimo altare; un Battesimo di Gesù con i Santi protettori delle chiese foranee di Gerolamo di Santacroce; un Battesimo di Cristo sul Giordano di Paolo Veronese. 

Ai lati del coro, opera dello scultore Brustolon, c’erano due grandiose tele, La moltiplicazione dei pani e dei pesci e L’Ultima Cena, di Andrea Celesti. Inoltre, le porte dell’organo erano ornate con Scene dall’Antico Testamento di Scuola del Veronese, e l’artistico portale, che abbelliva l’apertura sulla navata di destra, detta Porta dei Furlani, era di Jacopo Sansovino.

La chiesa era anche dotata di un ricco corredo di oggetti sacri, di cui l’unico pezzo importante che si è salvato, è una croce astile in argento dorato, della prima metà del XIV secolo.

La sua La torre campanaria risaliva all’inizio del XVI secolo, e precisamente al 1511, come attestava una lapide posta alla sua base. L’opera era stata commissionata ad uno dei migliori costruttori di campanili del tempo, tale mastro Giorgio De Marcho, che la realizzò sua una pianta quadrata con un’altezza di 45 metri. La cella campanaria era dotata di un gruppo di bronzi che, nel 1741, fu arricchito con la sostituzione della campana centrale con una più grande.

Nei primi giorni di novembre del 1917, gli italiani prima di ritirarsi sulla riva destra del Piave, la fecero saltare. 

Le campane, precipitate al suolo con il crollo, finirono sepolte dalle macerie che le occultarono, salvandole dagli austriaci, che nei paesi occupati le requisivano per fonderle e farne cannoni. Nella nostra zona il centro di raccolta era Motta di Livenza.

Alla fine del conflitto, rimosse le rovine, le campane riemersero sorprendentemente intatte, senza incrinature. Collocate, nel periodo della ricostruzione, su un supporto provvisorio, nel 1925 furono solennemente issate sul campanile della nuova chiesa, dove tuttora si trovano.