Memorie a Musile

L’intero territorio del Comune di Musile di Piave fu coinvolto nelle vicende belliche avvenute nel Basso Piave tra il novembre 1917 e il giugno/luglio 1918.
Nessuna località fu risparmiata: non quelle designate quale prima, seconda o terza linea di difesa, con le trincee, i caposaldi, i ricoveri per la truppa, i posti di medicazione e i cimiteri militari; non quelle in cui si posizionarono le artiglierie italiane, che battevano incessantemente il fronte nemico; non quelle allagate, distruggendo gli impianti idrovori della bonifica, per impedire che l’attacco austro-ungarico a tenaglia sulle direttrici Croce-Capodargine e Caposile-Portegrandi avesse successo, aprendo la strada alla conquista di Venezia.

Per questo, la ricerca delle memorie della Prima Guerra Mondiale a Musile non può limitarsi ai monumenti o alle lapidi commemorative posti in luoghi specifici ma deve essere itinerante, seguendo Percorsi della memoria che si snodano lungo tutto il territorio comunale, con luoghi, corsi d’acqua, edifici e monumenti che vanno a costruire una vera e propria Mappa della memoria.

Tali percorsi partono tutti da un unico luogo, emblematico per ricordare i giorni del conflitto: il piazzale del Ponte della Vittoria. Qui, all’imbocco del ponte, fatto brillare dall’esercito italiano nel novembre del 1917 per arrestare l’avanzata austro-ungarica, è posto un cippo, che ricorda le gesta dei Granatieri di Sardegna nella Grande Guerra. Nel piazzale antistante si può ammirare il Monumento al Bersagliere.

Imboccando l’argine destro del Piave in direzione Eraclea/Jesolo, dopo poco si incontra il manufatto dell’Intestadura. Qui la prima linea nemica si trovava a pochi metri da quella italiana: per evitare che gli austro-ungarici potessero utilizzarlo per penetrare nella linea difensiva italiana, il 12 gennaio 1918 il manufatto fu fatto brillare dai difensori.

Durante la Battaglia del Solstizio gli opposti eserciti si affrontarono sulle rive del Piave e della Piave Vecchia. Dall’Intestadura fino alla confluenza con il fiume Sile, le rive della Piave Vecchia furono trasformate in una serie ininterrotta di reticolati e trincee, che ingoiarono tonnellate e tonnellate di materiale bellico e migliaia di cadaveri.

Il sistema difensivo della Piave Vecchia, che da Intestadura portava a Caposile e poi ai Salsi, includeva anche le località Paludello e Castaldia, che furono zone di aspri combattimenti, più volte citate nei Bollettini di Guerra. La località Castaldia, raggiungibile sia costeggiando la Piave Vecchia sia accedendo da Via Caposile, conserva, in memoria della MOVM Leopoldo Pellas, un cippo lungo il fiume e una ex scuola a lui intitolata, il cui giardino ospita un plinto con colonna spezzata, anch’esso dedicato all’eroe. Proprio di fronte alla ex scuola si può notare un’ampia superficie coltivata a cereali e vigneti. Era il sito del Cimitero Militare "Leopoldo Pellas" di Caposile/Castaldia.

Via Caposile conduce poi alla frazione omonima, la cui chiesa è denominata Tempio ai Caduti del Basso Piave, con annesso Monumento agli Eroi del Piave. Consacrata il 2 luglio 1967, al suo interno riposa il Soldato Ignoto del Piave, qui tumulato nel giugno 1988, a memoria del tributo di sangue pagato dai giovani soldati italiani nella Battaglia del Solstizio.

Poco lontano della chiesa, vicino al ponte a bilanciere, si può accedere al monumento dedicato "Ai Finanzieri caduti in guerra". Nei pressi del monumento una targa metallica recita: "Qui, alla difesa del fronte Intestadura-Caposile-Cortellazzo, nel novembre 1917 la 61a Divisione con la Brigata Arezzo, Bari, la Brigata Granatieri di Sardegna, Marinai, Bersaglieri, Genieri, Finanzieri, Artiglieri che costituivano il 23° Corpo d’Armata, per salvare Venezia sostennero una furibonda battaglia contro il nemico lasciando sul terreno un numero ancora sconosciuto di caduti".

Ripartendo dal Ponte della Vittoria in direzione del centro di Musile, che fu integralmente distrutto durante la Grande Guerra, si incontra sulla destra Villa Maria, una costruzione del 1925. Nel giardino di questa abitazione è posta una colonna spezzata, raccolta tra le macerie della villa preesistente (Villa Sicher). I proprietari della villa vollero tramandare enfaticamente ai posteri questo resto, a ricordo di quelle giornate di guerra in cui, dopo l’iniziale arretramento, l’esercito italiano riuscì a respingere nuovamente nella sinistra Piave l’esercito austro-ungarico. Di fronte alla villa si erge il palazzo comunale, anch’esso una costruzione postbellica, che ricorda i caduti musilesi della Grande Guerra con due grandi lapidi poste lateralmente alla porta d’accesso. La chiesa parrocchiale, ultimata nel 1910, fu totalmente distrutta dalle granate e successivamente ricostruita nello stesso luogo e con le medesime forme. Accanto alla chiesa il palazzo comunale, che esisteva fino al 1918, fu raso al suolo; successivamente, sulle sue macerie fu innalzato un asilo infantile, da qualche anno completamente ristrutturato e dedicato a sede del Centro Culturale Bressanin Sicher. Sulla parete esterna del Centro Culturale è murata una lapide (1980) a ricordo delle gesta delle MOVM Ottorino Tombolan Fava e Giulio Marinetti.

Proseguendo in direzione di Caposile si raggiunge un incrocio, che a destra conduce alla zona Cento e a sinistra alla località Paludello. Questo luogo, denominato nelle mappe "Case Cento", era detto anche "bivio della morte", poiché era il più battuto dalle artiglierie nemiche. Nei pressi, appena imboccata Via Millepertiche, si trova ancora oggi l’edificio della Macchina del Consorzio, l’impianto idrovoro che le truppe italiane fecero saltare in aria per allagare la campagna di Millepertiche, rendendola impraticabile per l’avanzata nemica. 

La località Cento/Macchina del Consorzio, dove si trovava anche un piccolo cimitero militare, fu il vertice inferiore della terza linea italiana di difesa, un caposaldo strategico come lo era, poco lontano, Boaria Soldera, in prossimità dell’attuale Via Emilia. Imboccando questa strada comunale, dopo qualche chilometro si raggiunge, deviando a destra su Via Casera, la località Fossetta e Ca’ Malipiero, nella campagna di Millepertiche. Nei giorni della Battaglia del Solstizio la località Fossetta divenne la prima linea italiana. Con la demolizione delle macchine idrovore a Caposile e l’allagamento dei territori a sud della Fossetta, si riuscì a bloccare il nemico, impedendo che i due tronconi d’attacco si congiungessero a Portegrandi per proseguire per Venezia. 

Nel corso della battaglia, gli italiani si trovarono nella necessità di bombardare la settecentesca villa da Lezze, nella quale si erano asserragliati gli austro-ungarici, che andò così irreparabilmente distrutta. Alla fine di questo percorso troviamo la località Cà Malipiero. Questo fu il punto di maggior penetrazione dell’avanzata nemica durante la battaglia del Solstizio. Le ultime posizioni di difesa dell’esercito italiano si snodavano lungo Via Bellesine, che si può percorrere per raggiungere la frazione di Millepertiche, dove troviamo, lungo la strada di fronte alla chiesa, il Monumento ai Caduti di tutte le guerre. Il monumento, inaugurato nel 1988, è stato progettato quasi fosse l’argine del Piave, un argine che col suo andare sinuoso sul lato della piazza ricorda l’ansa del fiume, come pure la scarpata, realizzata in ciottoli. 

Se dal Ponte della Vittoria ci si dirige ad ovest, dopo poco si raggiunge la frazione di Croce, cui è legata la memoria dei feroci combattimenti che vi ebbero luogo e nei quali si distinsero i fanti della Brigata Sassari e del suo eroe, la MOVM Tito Acerbo e dove fu decorato un altro suo ufficiale, la MAVM Emilio Lussu, futuro scrittore e eminente politico, padre dell’autonomia sarda. Croce fu il caposaldo di un solido sistema tattico di difesa delle prime linee italiane e fu una delle sentinelle avanzate del campo trincerato di Treviso. 

Prima di giungere a Croce si passa per la località ancor oggi chiamata Scuole di S. Rocco che, assieme alla limitrofa Campagna delle Scuole di S. Rocco, fu teatro di sanguinosi combattimenti nei primi giorni della Battaglia del Solstizio. Prossimi a Croce, sulla destra, appare il ponte ferroviario, fatto saltare in aria dalle truppe italiane nel novembre del 1917, per impedire l’avanzata nemica. Il ponte fu ricostruito dopo la Vittoria e nel 1934, a pochi metri dalle sue spalle, vennero eretti due monumenti identici, opere dell’arch. Guido Cirilli, a ricordare le battaglie del Piave e il sacrificio di moltissimi soldati italiani; a lato di ciascuno dei grandi blocchi di marmo era incastonato un enorme fascio con scure e testa di leone, rimosso nel secondo dopoguerra.

Le prime abitazioni di Via Croce, che conduce al centro della frazione, facevano parte del complesso di abitazioni chiamate Case Gradenigo. Le Case Gradenigo, per la loro posizione strategica, furono teatro di scontri cruciali dal 15 al 23 giugno 1918 e non a caso questo fondamentale caposaldo è più volte citato nei diari e nella memorialistica della Grande Guerra. 

Poco prima del centro dell’abitato si erge l’ex scuola elementare, ora centro polifunzionale, dedicata un tempo a Tito Acerbo, come pure l’omonimo piazzale antistante, dove si trova il Monumento ai Caduti della Grande Guerra. 

Nella piazzetta tra Via Croce e Via Bosco un cippo e una colonna spezzata ricordano il "sassarino" Capitano Tito Acerbo. Nello stesso slargo, ai margini della piazzetta intitolata a Don Ferruccio Dussin, si eleva la chiesa parrocchiale, ricostruzione postbellica della precedente, distrutta nei combattimenti, come pure tutta la frazione.

Le "memorie" di Croce sono tutte molto vicine: dopo un centinaio di metri si può accedere al cimitero civile, che incorpora anche una parte del dismesso cimitero militare.
Questo è un importante luogo della memoria, che conserva ancora i resti di 500 soldati austro-ungarici.
Il cimitero militare di Croce fu costruito alla fine della Grande Guerra, sul lato occidentale del cimitero parrocchiale e dedicato alla MOVM Capitano Tito Acerbo, del 152° Reggimento di Fanteria, Brigata Sassari, morto a Croce durante la Battaglia del Solstizio. 

Lasciata Croce in direzione della SS14, dopo un paio di chilometri si giunge nel piazzale sterrato di fronte all’Agenzia Franceschini. Davanti all’agenzia si trova il sito (ora diviso in due dalla curva della SS 14) di casa Franceschini, un posto di medicazione dove era ospitata anche la Croce Rossa Americana. L’edificio, tuttora esistente, era stata trasformato in avamposto di sanità e ospitava le ambulanze dell’ARC (Croce Rossa Americana), che si recavano al fronte a recuperare i feriti, trasportandoli ai posti di prima medicazione e poi agli ospedali da campo o a quelli territoriali.