Lavoratori Prigionieri

Nel solo tratto tra Capo d’Argine e Losson – nei canali intorbiditi, nella lordura dei fossi, nelle trincee colmate, nelle strade disfatte- centinaia e centinaia di morti nemici (oltre 1200 morti!) testimoniano di ciò che fu tentato e di ciò che fu sventato.

Poi... nelle prime tenebre colonne di prigionieri ( più di 1000 in mano ai Sardi) si affrettano anelanti verso Meolo precedute dai loro ufficiali nei quali la burbanza di ieri comincia a cedere dinanzi alla cruda realtà della sconfitta, contro la quale, giova riconoscere, hanno combattuto da prodi

Ricorda Ezio M, Gray nel suo Con le Fanterie Sarde:

...Ragazzi svelti, questi prigionieri, che si sono battuti bene e con intelligenza e si sono arresi perché viene un’ora in cui il combattere non è più possibile e bisogna arrendersi o morire. Questi che abbiamo di contro, lottano fino alla fine e poi scelgono la resa... Poiché si sono arresi, la loro coscienza è in pace e si comportano con sufficiente dignità, mostrando subito un sorriso gaio ed un desiderio di cattivarsi benevolenza ma senza umiltà supina e senza grottesche proteste di improvvisata austrofobia...

Appena fuori del raggio di fuoco, gettano alle ortiche l’elmo ampio e pesantissimo e si ricalcano in capo il berrettino floscio che tenevano in tasca. Mal vestiti e ben calzati come tutti; sordidi di sporcizia antica come pochi. Nel tascapane due cipolle crude legate con un vimine: sono i loro viveri di riserva. Nel portafoglio rigonfio come quello di tutti i soldati del mondo, le lettere di casa, il libro di preghiera coi loro santi di barbaro nome, tra i quali non è raro sbuchi la onesta figura del Santo di Padova, rubato nelle terre invase o ai nostri prigionieri, e a quella tengono più che alle altre come se sperassero di aver messo dalla loro parte i santi italiani. Quasi tutti hanno il rosario che portano più spesso infilato nella fasce gambiere come altri portano il pugnale. Hanno molto denaro tra cui abbonda la famosa moneta della Cassa Veneta dei Prestiti, di largo formato, di belle tinte, come tutto ciò che ha soprattutto un valore estetico.

Parecchi parlano un italiano corretto con spiccato accento veneto e ci tengono a farcelo sapere. Interrogati parlano chiaro e molto; citano luoghi e sedi di Comandi...Notizie talvolta inesatte, raramente false.

Salutano rispettosi, rispondono pazienti, poi risalutano e tornano tra i loro, accasciati a piè degli alberi a discorrere, a rassettarsi, a dormire. 

Poi fino alla loro liberazione, furono considerati Lavoratori Prigionieri adibiti ai lavori di ripristino stradale 

Alcuni soldati di loro scrissero a casa di essere prigionieri a Meolo da dove, ogni mattina, venivano prelevati e portati lungo il Piave a lavorare per il riordino degli argini del fiume.

Testo della lettera di Wlanchek

E’ il caso di Hans Wlanchek che racconta ai suoi che risiedevano a Vienna di essere un LP (Lavoratore Prigioniero) assegnato al 1° Ragg.to Centurie LP 1257 Centurie LP a Meolo.

 

Testo della lettera inviata ai propri cari - Per gentile concessione di Federico Stefani.