Storia

La guerra arriva inaspettatamente a Grisolera venerdì 9 novembre, quando le prime avanguardie austro-ungariche entrano in paese e prendono posizione sull'argine.

Inaspettata perché sono trascorsi pochi giorni dallo sfondamento della linea del fronte sull'Isonzo e tutti pensano che l'esercito nemico, nell'incalzare la Terza Armata, abbia seguito la statale di San Donà di Piave, dove è situato l'unico ponte, piuttosto che la comunale Torre di Mosto-Grisolera.

Invece, proprio a Grisolera, raggiunta per prima, avviene il primo tentativo di attraversamento del Piave con mezzi di fortuna, di fronte al “conventino” domenica 11 novembre.
Nello stesso punto ma di ben altra consistenza è il tentativo di forzare il passaggio messo in atto martedì 13.

La posizione, prontamente segnalata dagli aerei italiani, viene battuta dai cannoni della Marina e dei forti di Cavallino e Cortellazzo i cui colpi distruggono completamente il paese.

Oltre il Piave, i reparti italiani, ancora inferiori e male organizzati non riescono a fermare l'avanzata e sono costretti ad arretrare andando ad occupare la seconda linea di difesa già ipotizzata sul canale Cavetta, da Cortellazzo a Cava Zuccherina, proseguendo lungo la Piave Vecchia fino a Caposile.

Grisolera diviene così terminale di stoccaggio e centro di smistamento di uomini e materiali austriaci, diretti al fronte, che arrivano grazie alla linea della “decauville” San Stino-Grisolera usata anche per mandare nelle retrovie i feriti.

Dopo la battaglia del solstizio (giugno 1918) il fronte austro-ungarico torna ad assestarsi nelle vecchie posizioni lungo l'argine del Piave, ma ormai la situazione è pressoché senza speranza. Manca la forza per sferrare una nuova offensiva e manca lo spazio per ritirarsi. E' la calma che precede l'ultima tempesta per tutti coloro che hanno ancora la forza di chinarsi sulle proprie pene e su quelle degli altri.