Mons. Giovanni Ghezzo

Don Giovanni Ghezzo, nasce a Venezia il 12 febbraio 1876 e viene ordinato sacerdote nel 1899 dal Patriarca Sarto, futuro Papa Pio X. Il giovane prete viene mandato a “farsi le ossa, fino al 1902,” nell'inospitale Lio Piccolo. Dopo aver retto per tre anni la parrocchia di Mazzorbo, gli viene assegnata, nel 1905. quella di Grisolera: circa 2.800 anime sparse in una zona molto vasta, di terreno paludoso e insalubre, su strade pieve di acqua e fango che egli percorreva in lungo e in largo visitando gli ammalati ed aiutando i poveri.

Chiesa Grisolera dopo i bombardamenti

La chiesa, eretta nel 1728, era ormai troppo piccola per una popolazione che continuava a crescere. Cosicché il suo primo impegno fu quello di restaurarla ed ampliarla con due navate a cupola. Il soffitto venne arricchito da sculture in legno e decorazioni a foglia d'oro che si integravano con il coro e la sacrestia guarniti di scaffali e cassepanche in legno massiccio, tutto artisticamente lavorato a mano, e venne dotata di un organo ritenuto, a ragione, il più grande delle chiese della diocesi.

Di li a pochi anni, però, venne l'occupazione delle truppe austro-ungariche e la distruzione del bel campanile e della chiesa, che erano diventati, con tanti sacrifici, dei veri gioiellini.

Don Giovanni, malato di malaria ed ingiustamente sospettato di spionaggio, venne confinato a Latisana da dove ritornò nel gennaio del 1919, riproposto dai superiori con l'implicito compito di ricostruire la chiesa, sogno alla cui realizzazione egli si dedicò anima e corpo, nonostante l'ostilità di tutte le autorità locali e l'abbandono delle più influenti personalità del paese.

Ma il “suo popolo” non lo abbandonò. Nell'estate del 1924 vennero gettate le fondazioni, in posizione più arretrata rispetto alla chiesa distrutta e, il 10 maggio 1930 venne consacrata.

Vedendo ormai realizzato il suo sogno, don Giovanni Ghezzo, chiedeva a Dio solo la grazia di non morire prima di aver pagato i residui debiti. E Dio si disponeva ad esaudirlo!

Domenica 30 gennaio 1938 spiegò il vangelo dal pulpito, lasciando una sorta di testamento spirituale. Morì l'indomani, verso sera, avendo saldato un mese prima l'ultimo debito, tutto pagato con le piccole monete offerte giorno per giorno dal “suo popolo”. Il giorno della sua morte, 31 gennaio 1938, egli possedeva solo 25 centesimi.

La sua salma fu vegliata da un'ininterrotta processione di gente e sepolta nel cimitero del paese ma, un anno dopo, venne traslata nel presbiterio della “sua” chiesa, dove tutt'ora riposa.