Jan Stejskal

Tomba del tenente Jan Stejskal

Nel cimitero di Ceggia, in provincia di Venezia, c’è una tomba particolare. E’ addossata al muro di cinta, poco a sinistra del cancello d’ingresso. Nel riquadro, delimitato da quattro pilastrini uniti da catenelle, un piccolo obelisco di pietra reca l’immagine di un ufficiale dell’esercito austro-ungarico. Nell’epigrafe sottostante, in lingua boema, si legge:

Qui riposa
la vittima della guerra mondiale,
il nostro caro e unico figlio
JAN STEJSKAL
Che il tuo sonno sia dolce pur se riposi lontano
dai tuoi genitori
e dalla patria cecoslovacca
Znojmo 31-1-1895
S. Donà 1-5-1918.

Poche righe, incise sul marmo, per ricordare una persona cara, morta tragicamente e sepolta in una terra lontana. Ma chi era Jan Stejskal e perché è ancora inumato nel cimitero di Ceggia?

Tenente Jan Stejskal

La vicenda ha le sue origini proprio nel cuore dell’Impero Austro-Ungarico: Jan, figlio di Johann e di Antonia Steiskal, nacque il 31 gennaio 1895 a Kucharovice, un paesino nei pressi di Znojmo, città della Moravia meridionale, ora nella Repubblica Ceca, distante poco meno di 90 Km. da Vienna. In seguito la sua famiglia si trasferì nella vicina Znojmo, e il padre, benestante, assicurò al figlio un’adeguata istruzione scolastica.

Jan studiò con profitto fino al conseguimento della maturità liceale. Il 20 luglio 1914, ancora studente, Jan si presentò alla chiamata della sua Classe di Leva e inoltrò domanda di arruolamento come “Volontario al Fronte”:
era il primo passo per diventare un ufficiale di carriera nell’Esercito Austro-Ungarico.

Destinato all’Arma di Artiglieria, fu collocato in licenza provvisoria fino all’entrata in servizio, prevista per il 1 ottobre del 1914.

Ma proprio in quei giorni, tragici avvenimenti incalzavano. Il 28 giugno, a Sarajevo, l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono degli Asburgo, e sua moglie, la contessa Sofia Chotek, furono uccisi dal nazionalista serbo Gavrilo Princip. L'assassinio minò l’assetto delle potenze europee, già in grave crisi, e il fragilissimo rapporto dell’Austria-Ungheria con la Russia zarista, grande protettrice della Serbia, innescando la miccia che avrebbe fatto divampare la prima guerra mondiale. Il 28 luglio, infatti, l’Austria-Ungheria, forte dell’appoggio dell’alleato tedesco, dichiarò guerra alla Serbia. Per effetto delle reciproche alleanze fra stati, tutta l’Europa si ritrovò in guerra.

Con la repentina mobilitazione generale dell’esercito, anche Jan Stejskal è chiamato alle armi. Il 24 agosto è arruolato presso la Scuola di Artiglieria di Olomouc in Moravia.

Terminato il corso, viene destinato alla XII. Brigata da montagna (48a Divisione). L’unità, dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia, viene schierata a difesa lungo il confine carnico.

Qui, il 14 settembre 1915, l’allievo ufficiale Jan Stejskal ha il battesimo del fuoco e dimostra sul campo il proprio valore: la sua brigata sferra un violento attacco alla testata del torrente Chiarsò e conquista il Monte Lodin e la Cima Val di Puartis. L’operazione è citata nel Bollettino di Guerra Austro-Ungarico del 15 settembre.

Nel gennaio 1916, dopo la nomina a sottotenente, Jan Stejskal è accolto tra gli Ufficiali di Carriera. Nel marzo 1916 è in Val Lagarina (TN) con la sua divisione. Il 15 maggio, inizia la “Strafexpedition”, l’esercito asburgico attacca in forze dal saliente trentino e in pochi giorni giunge fin sull’orlo della pianura veneta. In Francia intanto si combatte strenuamente a Verdun. La situazione è critica per gli eserciti dell’Intesa, che chiedono un intervento all’alleata Russia. Per questo, il 4 giugno 1916, l’esercito russo inizia l’operazione conosciuta come “Battaglia di Brussilov”, dal nome del generale che ideò e portò avanti il brillante piano di attacco. In pochi giorni i Russi sfondano il fronte in Volhynia e avanzano minacciosi verso la Galizia catturando centinaia di migliaia di prigionieri. Per arginarne l’avanzata gli Austro-Tedeschi richiamano truppe dai fronti occidentali per inviarle in Russia. Così, alla metà di giugno, Jan Stejskal parte con la sua unità per il fronte orientale e viene schierato in Ucraina, presso il fiume Lipa. Il 17 luglio 1916 si distingue nel combattimento di Niva e il 15 ottobre, in un’azione di pattuglia a sud-ovest di Dzikovinj, attacca di sorpresa e distrugge un posto di osservazione russo meritandosi così la “Bronzene Signum Laudis”. Decorato con la “Karl Truppen-Kreuz” per la sua partecipazione alla Battaglia di Brussilov viene poi impiegato sul fronte rumeno.

A fine novembre la 48a Divisione è destinata al fronte dell’Isonzo. Anche qui Jan Steiskal si batte valorosamente e nel febbraio 1917 viene proposto per una “Silbernen Signum Laudis”. Il 26 marzo nel goriziano, settore di Biglia, nella valle del fiume Vipacco, Jan “Comandò la prima ondata d’assalto nell’azione contro Quota 126 del Vipacco. Durante l’attacco, aggirato con una pattuglia lo schieramento nemico, penetrò nelle seconde linee, catturò 60 prigionieri, una mitragliatrice e una bombarda e resistette a tutti i contrattacchi dei nemici. Il suo comportamento, straordinariamente valoroso, fu di esempio e d’incitamento alla truppa. Questa è la motivazione con la quale Jan Stejskal viene insignito della prestigiosa “Militärverdienstkreuz”. L’operazione merita la citazione nel Bollettino di Guerra del 27 marzo 1917.

Funerale del tenente Jan Stejskal

Due mesi dopo, malato o ferito, Jan deve lasciare il fronte per un lungo periodo di cure. Durante la convalescenza è promosso tenente e il 13 dicembre 1917, ormai guarito, fa ritorno al fronte, che nel frattempo, dopo la rotta di Caporetto, si è stabilizzato lungo il corso del fiume Piave. Qui, a soli 23 anni, Stejskal comanda una compagnia del 100° Reggimento Fanteria (12a Div.), schierata in trincea tra San Donà e Noventa, e si distingue per la particolare accortezza e diligenza nell’incarico.

Il 1 maggio 1918, durante un’azione nemica, il valoroso ufficiale, incurante della sua incolumità, esce allo scoperto per fare un giro d’ispezione alle sentinelle e viene colpito al ventre da una scheggia di granata. Trasportato a Villa Zeno, al Donegal presso Ceggia, sede dell’ospedale da campo della 12a Divisione, vi muore il giorno seguente per le gravi ferite riportate.

Il 3 maggio 1918 Jan Stejskal è sepolto con gli onori militari nel vicino cimitero di Ceggia.
Il 24 maggio 1918 viene proposto per il conferimento dell’ ”Eisernen Krone Orden”, alla memoria.

Così ha termine la vicenda umana di un eroe della Grande Guerra. Da allora il tenente Jan Stejskal riposa in pace, nella tomba che gli fu eretta a proprie spese dai suoi familiari.

Distintivo sulal tomba di Stejskal

Essi disposero che nell’obelisco, sopra l’immagine del loro caro, fosse inserito anche un piccolo distintivo di bronzo. In esso sono raffigurati un falco, che spicca il volo dai rami di una quercia, e un giovane atleta a torso nudo con una sciabola in mano. Nella parte inferiore sinistra si legge il motto: “Na Stráž! (In guardia!). E’ il distintivo del “Sokol” (Falco), la Società di Ginnastica assurta a simbolo dell’allora nascente nazionalismo indipendentista cecoslovacco. Essi vollero, in questo modo, che il loro amatissimo figlio fosse ricordato anche come figlio della loro terra, diventata da poco una giovane nazione.

Nel lungo tempo trascorso, il mito dell'ufficiale "cecoslovacco" si è radicato nella comunità ciliense. Il sacrificio glorioso della sua giovane vita ha reso possibile ciò che sembrava irraggiungibile: il superamento di fronti contrapposti ad unire in un abbraccio fraterno i tanti caduti della Grande Guerra.