Sergente Josef Hlosech

Sergente boemo Josef Hlosech

Non gli è stata conferita, ma l’avrebbe certo meritata il sergente boemo Hlosech una medaglia al valor militare. Se la collaborazione offerta a don Martina nell’operazione di salvataggio del fratello Tarcisio e dei suoi compagni appartenenti alla Giovane Italia fosse stata scoperta, avrebbe sicuramentefatto la stesa fine dei suoi due compatrioti irredentisti impiccati a giugno davanti al bar "Arturin" con appesa al collo una tabella con la scritta "traditore".

Aveva 23 anni e, come si suol dire, coraggio da vendere. Seguiva con grande simpatia quanto faceva la Legione cecoslovacca in linea sul Piave che combatteva al fianco degli italiani.

Carlo Trabucco, giornalista e drammaturgo, nel libro "Preti d’oltre Piave", ha tratteggiato con vivacità ed efficacia la figura di questo giovane facendosi interprete di quanto lo stesso don Martina gli aveva di lui raccontato.

Non ebbe un attimo di esitazione quando gli venne chiesto di effettuare l’ardita impresa di cui si è detto

 

Scrive Trabucco:

<< Hlosech, ragazzo di fegato e di iniziativa, rispose nel suo italiano spropositato:

"Io provvedere … ja …pensare io tutto …"

E faceva certi gesti con le mani come se imballasse un pacco di grossa mole:

"Mettere a posto io tutto …".

Allorché il carro con i tre arditi nascosti sotto la paglia attraversò la Livenza gabbando i gendarmi di guardia sul ponte dimostrò grande astuzia e, poco dopo, sangue freddo nel momento in cui gli venne imposto di fermarsi per non disturbare la banda militare che si stava esibendo davanti al Municipio. Per nulla contrariato, nell’intento di fare intendere agli amici nascosti che non c’era da preoccuparsi per quella sosta, andava avanti e indietro ai lati del carro esclamando:

"Anche con musica ricevere noi a San Stino … fare molto onore … ja … molto onore".

Quando seppe che l’operazione di salvataggio del capitano don Tarcisio Martina e dei suoi due compagni si sarebbe conclusa unitamente a quella del nucleo Romiati con due voli del "Voisin" di Eugenio Casagrande presso il "Canalon" di Caorle, decise di fare ciò che forse da tempo aveva in mente: passare di là del Piave, con l’Italia. E poiché gli si presentava l’occasione di attuare questo suo proposito con gli arditi impegnati a raccogliere informazioni da portare ai Comandi italiani, attuò un audace colpo di mano.

Si spinse fino a Noventa di Piave, penetrò nottetempo negli uffici della 22a Divisione di cui faceva parte e rilevò le postazioni delle batterie impiegate nella zona del fronte occupata dalla Divisione stessa. Con questi preziosi documenti raggiunse il gruppo Romiati-Martina a Caorle in attesa dell’idrovolante liberatore. Effettuato il primo volo, con il secondo anche Hlosech avrebbe dovuto partire, ma un imprevisto lo costrinse a rimanere a terra. Nell’attesa, infatti, era sopraggiunto il sergente Mora, componente di un’altra missione, che prese il suo posto. Lo sconforto per non aver potuto realizzare l’obiettivo che si era prefissato durò poco in quanto un paio di mesi più tardi la guerra ebbe fine.

Mantenne forti legami di amicizia con San Stino per tutta la vita >>.