Il monumento all'aviatore

Monumento Ancillotto

Dopo la prematura scomparsa di Ancillotto, il Consiglio Comunale, il 30 ottobre 1924, deliberò l’intitolazione all’eroe dell’omonima via G.Ancillotto e la collocazione sulla facciata del Palazzo Municipale di “un ricordo marmoreo che rammenti alle future generazioni l’alto sentimento del dovere e il culto della Patria del Grande Scomparso”.

Quest’ultimo proposito si convertì presto in un progetto più ambizioso su proposta e iniziativa dell’Aero Club d’Italia che prevedeva la realizzazione di un monumento nazionale da dedicare all’aviatore in Piazza Indipendenza. All’inizio del 1925 il progetto del monumento trovò un rapido consenso e seguito, per cui già alla ne di gennaio di quello stesso anno si tenne a San Donà di Piave un’importante riunione dei Sindaci ed autorità del territorio, per avviare la costituzione del Comitato d’Onore ed Esecutivo.
Per fronteggiare le spese, in funzione della rilevanza nazionale dell’opera, si attivarono sottoscrizioni pubbliche al fine di raccogliere “offerte di tutti i Cittadini d’Italia nonché, si intende, con i contributi di Comuni, Associazioni ed istituzioni varie. Verranno pertanto distribuite a tutti i Sindaci apposite schede di sottoscrizione”.

Lo stesso Perù contribuì con un importo di Lire 30.000, a ricordo dell’impresa di Ancillotto. L’entusiastico avvio dell’iniziativa subì una parentesi di arresto, legato ad un possibile ripensamento da parte delle stesse gerarchie a Roma, in un momento delicato per l’economia, nel quale, per contenere in parte la monumentomania dilagante legata al mito della Grande Guerra, si orientò la memoria verso altre opere di indirizzo sociale, quali costruzione di Asili (legati ai caduti), fondi per orfani etc. Nel 1928 tuttavia le schede di sottoscrizione per il Monumento Ancillotto ripresero a circolare e nel 1930 lo stesso Ministro Italo Balbo nominò l’architetto incaricato della realizzazione, individuato in Pietro Lombardi (1894-1994). Quest’ultimo aveva già aveva lavorato sul tema aeronautico attraverso la realizzazione del monumento al Gen. Alessandro Guidoni, morto in un incidente aereo a Montecelio il 27 aprile 1928.

Piazza Indipendenza nel frattempo era stata interessata da progetti relativi alla collocazione di una fontana monumentale, nonché dalla possibile destinazione di due bocche da fuoco austriache della prima guerra mondiale, ipotesi poi tramontata. Fu proprio il valore simbolico, voluto dal Ministro per il monumento, che pose ne all’eventuale coesistenza con la fontana. Con una lettera del 26 Maggio 1930 l’arch. Lombardi chiariva infatti al Podestà Costante Bortolotto che con il Ministro Balbo si era giunti alla definizione del signi cato che avrebbe dovuto assumere il monumento.
Veniva in sostanza ribadito quanto era già emerso dal verbale dell’incontro a San Donà di Piave del 31 gennaio 1925: il monumento doveva cioè “simboleggiare l’Ala d’Italia, nel suo ardimento, nel suo progresso, e sarà il simbolo degli aviatori caduti”.
Si aggiungeva tuttavia un nuovo importante elemento: si decise infatti che l’opera fosse concepita per essere vista e riconoscibile dal cielo, dagli aviatori. Una duplice vista quindi, da terra e dall’alto, già nella sua concezione progettuale, secondo un principio caro anche all’Aeropittura e alla stagione del secondo Futurismo che dagli anni ’30, attraverso il tema del volo, affermava la sua fortuna.

Il monumento veniva solennemente inaugurato il 15 Novembre 1931 e fu spostato dalla collocazione originaria centrale nell’occasione dei lavori di riqualificazione di Piazza Indipendenza, inaugurata il 22 Settembre 2012. 

L'opera

L’opera rappresenta l’aereo di Giannino Ancillotto nel ricordo dell’impresa che gli valse il conferimento della Medaglia d’Oro al Valor Militare: l’abbattimento del Drachen di Rustignè. Frontalmente le ali presentano possenti e squadrate teste d’aquila, simbolo dell’aviazione, che si stagliano tra onde di amme, riferimento all’impatto dell’aereo sul drachen, lingue di fuoco che ricorrono anche ai lati del monumento. Ciò è ricordato anche dal motto di Gabriele d’Annunzio “per citur igne” (è reso perfetto dal fuoco) inciso su una corona di bronzo che decora il monumento (collocata nel decennale della morte nel 1934) e ripreso dalla dedica che il poeta vergò su un lembo del Drachen di Rustignè.

Ancillotto, anche se non rappresentato, è tuttavia presente nel simbolo stilizzato della colonna che sormonta l’opera. Si tratta di un reperto archeologico proveniente dall’Antiquarium di Roma, dono del Governatore dell’Urbe di allora, Boncompagni Ludovisi. Questa l’iscrizione: 

“Giannino Ancillotto.
L’ala Sopravvisse Ai Cimenti
La Gloria Alla Morte”.

La colonna quale simbolo stilizzato dell’eroe giustifica anche la scalinata che costituisce il corpo dell’aereo e che assume idealmente funzione sacra di altare, da salire per raggiungere l’esempio dell’eroe.

Non solo da terra l’opera ha vocazione ascensionale, ma a completare e chiudere idealmente il ciclo, Lombardi concepì il monumento anche per una vista dall’alto, affinché fosse simbolo riconoscibile dagli aviatori che sorvolavano San Donà e che nella centralità della piazza potevano dall’alto individuare una sintetica freccia bianca a ricordo dell’aereo di Ancillotto.
Il monumento propone una duplice vista: dall’alto quindi, per chi vola, lo sguardo è invitato a scendere per concentrarsi sul simbolo, da terra invece, chi osserva, è invitato a “salire” per raggiungere l’esempio dell’eroe.

Il monumento era provvisto di una stanza interna, la cui destinazione non fu mai chiarita e per questo murata a pochi giorni dall’inaugurazione.

I bronzi, opera dello scultore Valerio Brocchi (amico di Boccioni e soggetto anche di un ritratto di quest’ultimo, conosciuto negli anni dell’esperienza padovana), furono collocati sul monumento nel 1934, nell’occasione del decennale della morte di Giannino Ancillotto.


Testo tratto dal catalogo della mostra “Giannino Ancillotto. L’ala incombustibile. 1896-1924”, curata dai Musei Civici Sandonatesi presso la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea nell’occasione del 90° anniversario della morte di G. Ancillotto.