Tracce della Grande Guerra a Jesolo

Poco prima della foce della Piave Nuova dove si trova il porticciolo di Cortellazzo, ancora regge un fortino di forma arrotondata adibito a postazione di mitragliatrici, è di fianco alla pescheria e di fronte al piccolo approdo.

Diversi cimeli di questo tipo si conservano nel territorio:

Uno è all’interno del recinto della Scuola Rodari nel Capoluogo in Via Mure
Un altro lo sì nota appoggiato ad un recinto di una casa di Via Marco Bianco, strada che collega la Via Mure al Supermercato Visotto. 
Nel cortile dell’edificio a ridosso del ponte Spano che attraversa il Cavetta, dove sbocca nella Piave Vecchia, ne troviamo un altro in bella vista. 
Andando al centro commerciale Bennet si vede a nord l’edifico dell’idrovora della bonifica di Cavazuccherina, struttura rifatta dopo la guerra in quanto l’originale fu distrutta per non lasciarla in uso al nemico. 
Di fianco ad essa, quel che rimase della base della vecchia ciminiera ricorda ai passanti, con lo scritto scolpito sul marmo di una lapide, gli accadimenti della guerra e i sacrifici per ripristinare l’opera della bonifica devasta ta. 

Alcuni anni fa, con la costruzione al Lido dei due grattacieli che insistono in Piazza Drago, è stato demo lito l’albergo Treviso e, dietro, abbattuto l’ultimo albero che nel 1917-18, vista la notevole altezza, era servito di vedetta alla difesa italiana. 

Percorrendo la strada a destra del Cavetta da Jesolo a Cortellazzo, dopo circa un chilometro ci si imbatte in un piccolo manufatto avente all’interno le pompe idrovore a servizio del territorio della bonifica Cà Gamba che va dal Canale al mare. 

Questo edifico durante la guerra fu mascherato talmente bene che gli austroungarici che si erano attestati lungo tutta la sponda sinistra del Cavetta in contrapposizione ai nostri trincerati sulla riva opposta, non si sono mai accorti della sua esistenza e del suo operare. 
Questo permise alle truppe italiane di manovrare in tutto il periodo bellico su terreno asciutto mentre il nemico si trovava in zona completamente allagata grazie alla distruzione dell’idrovora su citata. 

Percorrendo a ritroso la riva destra della Piave Vecchia si arriva alla Torre del Caligo, che con la Torre della Bebbe di Chioggia, sono gli unici reperti dell’alto medioevo ancora esistenti nell’Alto Adriatico. Proprio da qui l’82° fanteria passò la Piave Vecchia durante la notte del 21 giugno 1918 e continuò ad avanzare, conquistando Case Diana e l’argine sinistro della Piave Vecchia fino a Ca’ Lunga.